“Lucus a lucendo” di Alessandra Lancellotti e Enrico Masi“

di Mimmo Mastrangelo

E’ emozionante (ri)vedere schegge di immagini del 1975 sul funerale di Carlo Levi ad Aliano, girate in super8 dal  giornalista Domenico Notarangelo (nel “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini interpretava un centurione). Dal lungo corteo, dalla salma portata a spalle da uomini del posto,  dalla  folla che riempie la piazza per il commemorativo  rito laico è facile intuire lo stretto legame che si era creato tra il pittore e scrittore torinese  e la gente di quella Lucania dolente e funesta,  conosciuta durante gli anni del confino.

Le sgranate  sequenze di Notarangelo ora  scorrono   in“Lucus a Lucendo” (2019), opera prima  dei giovanissimi  registi Alessandra Lancellotti ed Enrico Masi che si spingono nei luoghi di Levi sotto la guida di un nipote, l’architetto e pittore Stefano Levi Della Torre che svela (con sorpresa dello spettatore) le ragioni della sepoltura dello zio nel piccolo centro dei calanchi.  <<La famiglia – ricorda –  fu concorde nella decisione di seppellire Carlo Levi ad Aliano, convinta che lasciandolo riposare lì,  potesse continuare a portare dei benefici a quel luogo e alla Lucania. Pensammo che la sepoltura doveva rappresentare  un ritorno e non  un nuovo esilio, essere la prosecuzione della sua azione da vivo. Mio zio, forse, avrebbe voluto essere sepolto a Roma,  ma  in un momento particolare di lotte e tensioni sociali, noi decidemmo per  Aliano in quanto luogo eletto che aveva dato notorietà alla sua opera pittorica e letteraria>>.

Presentato in anteprima  al  “Torino Film Festival” e  in proiezione in questi giorni ad Aliano e Matera nell’ambito del cartellone degli eventi per Matera 2019, “Lucus a Lucendo”  – che capovolge  il “ lucus non a lucendo” (bosco senza luce) con cui Levi descriveva gli argillosi e lunari paesaggi alianesi  - è un viaggio  alla riscoperta delle città frequentate in vita  dal pittore e scrittore: da Torino ad Alassio, da Aliano a Firenze alla  Roma dell’incipit de “L’orologio” in cui “la notte par di sentir ruggire i leoni”.

A dialogare con  Levi Della Torre  e la regista Lancellotti c’è anche il noto storico e saggista torinese  Carlo Ginsburg   il quale certifica come Carlo Levi, facendoci conoscere col suo “Cristo” una diversa civiltà,   scrive  quella che può essere considerata, insieme “A Sud e magia” di Ernesto De Martino,    la prima grande  opera dell’antropologia italiana.

Prodotto dalla Caucaso, insieme all’Istituto Luce Cinecittà, il documentario di Alessandra Lancellotti ed Enrico Masi è  un lavoro diligente, senza  particolari pretese estetiche, dove la vicenda umana, culturale e politica di Carlo Levi  è bene incastrata agli eventi del novecento attraverso un significativo montaggio di schegge di vecchi  filmati. Materiali cinematografici straordinari tratti da “Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato”(1950) di Carlo Lizzani,  “Alle armi siam fascisti” (1962) di Lino Del Fra e “Lucania 61” (1961) in cui Mario Soldati e Renato Guttuso descrivono  l’omonimo quadro, capolavoro in assoluto di umanità che venne commissionato a Levi per i  cento anni dell’Unità d’Italia.

Lucus a Lucendo. A proposito di Carlo Levi

Regia:       Alessandra Lancellotti, Enrico Masi

Produzione:    Caucaso Factory, Istituto Luce, Domus

Durata:    80’

Paesi:       Italia

Anno:       2019

Interpreti:        Stefano Levi della Torre, Alessandra Lancellotti, Carlo Ginzburg, Filomena Poidomani, Vincenzo D’Elia

Montaggio:     Mirko Capozzoli, Enrico Masi

Musica:   Zende Music, Luca Romeo


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