“ A pranzo con Orson” conversazioni tra Henry Jaglon e Orson Welles

di Mimmo Mastrangelo
“Soltanto con l’amore e l’amicizia si crea l’illusione di non essere completamenti soli”. E’ la voce di Orson Welles in “Qualcuno da amare” (1987), ultima sua apparizione sullo schermo e dove, sostanzialmente, recita se stesso .

Il film venne girato da Henry Jaglom a cui Welles non smise di raccomandare di tenersi alla larga dagli squali che bazzicavano gli Studio: “Fai cinema per te stesso – gli diceva – non scendere mai a compromessi, se non vorrai rimpiangerli fino alla fine dei tuoi giorni. Non dare a Hollywood il controllo dei tuoi strumenti, altrimenti primo o poi te li toglierà”.

Tra Jaglom e l’autore di “Quarto potere” ci fu un’ amicizia intensa e sincera, tant’è che partire dal 1978, quasi una volta a settimana, si ritrovarono a pranzare allo stesso tavolo del “Ma maison”, il ristorante preferito di Welles a Hollywood.
Mentre mangiavano, Jaglom si divertiva a registrare i dialoghi con un piccolo apparecchio che teneva in una borsa. Poi dalla lunga e certosina trascrizione dei nastri magnetici nel 2013 è uscito negli Stati Uniti – sotto la curatela del critico cinematografico Peter Biskind – il volume “My lunches with Orson”.
Due anni dopo Adelphi l’ha pubblicato da noi col titolo “A pranzo con Orson” e ora la casa editrice milanese ha (meritoriamente) ristampato l’opera con la traduzione di Mariagrazia Gini ed uno scritto di Tatti Sanguineti.
Il libro è uno scialo per il lettore, nella serrata esposizione di aneddoti, ricordi e vicende personali si ritrova un acido ma lucidissimo Welles, ormai del tutto impossibilitato a camminare per il suo eccessivo peso. Parla senza peli sulla lingua, lancia strali e deride lo star system hollywoodiano. Da suoi impietosi giudizi il più maltrattato ne esce quel John Houseman che era stato suo socio e “si era costruito una fama razziando sulla sua”.
Bersagli di altre frecce lanciate da Welles sono anche star acclamatissime come Richard Burton ( “E’ diventato una barzelletta, l’appendice di una moglie diva. Adesso lavora solo per i soldi e fa della gran merda”), Josef Von Stenberg (“Non ha mai fatto un bel film”) e Charles Chaplin (“Buster Keaton in fin dei conti lo straccia, Oh, sì, è molto più grande”), invece la nostra Alida Valli viene presentata a Jaglom come la più grande diva d’Europa.

Welles, inoltre, racconta dei tanti progetti avviati e mai riusciti a portare sullo schermo o sul palcoscenico, rimarca che, sebbene gli piaccia ancora girare i film, quel gioco di ombre in movimento sullo schermo non riesce più ad attrarlo come un tempo. Per lui il cinema, alla stregua del balletto, “è diventato il mezzo artistico meno interessante”, mentre sulla politica sentenzia “ è il mondo più corrotto, può rovinare tutti, persino i santi”.

Sacrosanta verità questa sulla politica di Welles che scomparve a settant’anni il 10 ottobre del 1985. Pochi mesi dopo il rinomato “Ma maison” di Patrick Terrail chiudeva i battenti, invece il londinese Henry Jaglom, oggi 83 anni, ha continuato a girare e sceneggiare film e “a fare da cassa di risonanza” ai ricordi che lo tengono legato al geniale e pazzoide amico.

A PRANZO CON ORSON” CONVERSAZIONI TRA IL REGISTA HENRY JAGLOM E ORSON WELLES. A cura di PETER BISKIND. ADELPHI Pag.340, Euro 13.000

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