“Festival dei Popoli: impressioni” di Gianni Quilici

Da quando scoprii il Festival dei Popoli, una decina di anni fa, sono stato sempre presente. Due, tre giorni, quattro  a volte. Mi sembra per le esperienze vissute uno dei Festival più necessari, ricchi, confortevoli e anche più sorprendenti.

Innanzitutto per quei film che ti mettono a confronto con il Pianeta, ti presentano scenari sconosciuti, ti pongono domande brucianti, ti coinvolgono, talvolta,  intimamente. In conclusione ti sommuovono sia nello spazio che nel linguaggio.

Da qui l’importanza degli incontri con registi-e sempre utili, soprattutto quando il film proiettato ha acceso curiosità o emozioni.

Infine le sale sono confortevoli: grande e spaziosa la Compagnia, raccolta l’Alfieri;  staff disponibile e gentile con quei dettagli ecologici ( acqua naturale gratuita,  borsetta naturale); il programma cartaceo graficamente ben fatto, con le note dei film sintetiche, che ne danno il senso, senza banalmente illustrarlo, e per ultimo il bar con l’ apericena.

L’insieme di tutto ciò può permettere, come ho sperimentato, di entrare alle 15 e di uscire, dopo l’ultimo film, intorno alle 23. Dal film di Kieslowski a “Cunningham”. Con poca fatica, molto piacere. E  quando esci si incontra Firenze con la sua bellezza se, superando il sovraffollamento turistico, la sai vedere.


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