“L’antimiracolo” di Elio Piccon

antimidi Mimmo Mastrangelo

Nel 1961, per i cento anni dell’Unità d’Italia, la Fiat commissionò ad Elio Piccon (Bordighera 1925 – Roma 1988)  Italia 61 , un documentario di propaganda il  quale, dentro la cornice del boom economico, metteva in bella mostra del Paese città,  paesaggi, monumenti, gioielli d’arte .

Un lavoro esteticamente riuscito, anche per  l’uso di un modernissimo mezzo per le riprese panoramiche (il circarama già in uso  negli Stati Uniti per le produzioni della Walt Disney), ma di cui il regista-fotografo non rimase soddisfatto, perché in fondo lui aveva filmato quello che la Fiat voleva far vedere:  un Italia dalle infinite bellezze  e avanti nello sviluppo tecnologico, distanziando del tutto lo sguardo dal degrado sociale ancora insistentemente presente nei territori interni del Meridione.

Da questo cono d’ombra  di  Italia 61 si può dire che  Piccon  partorì l’idea di andare girare  a San Nicandro  Garganico, in Provincia di Foggia, L’antimiracolo (1964). Un film etno-antropologico tra i più riusciti del genere, “condotto con uno stile mai visto prima”  e che, nonostante, vincitore al Festival di Venezia del 1965 del  “Leone San Marco”,  uscì male nelle sale (a fine agosto) e venne letteralmente massacrato dalla censura, la quale si accanì contro non tanto per qualche scena di castissimo nudo, ma in quanto la pellicola stagliava sullo schermo una realtà in controcorrente coi fasti del boom economico. A causa dei tagli Piccon dovette ritornare  in sale di montaggio e consegnare alla fine   un lavoro che, in parte, andava a tradire il suo originario sguardo realistico.

Dimenticato per decenni, L’antimiracolo, grazie all’Università degli Studi di Udine e alla CG-video  viene riproposto in “piccolo formato”  con i metri di pellicola censurati. Come dirà in un’intervista lo stesso Piccon il suo non è film inchiesta o di propaganda, ma soltanto un lavoro che “imprime sulla pellicola uno stato di fatto” e riprende una realtà crudele e scomoda.

L’antimiracolo è quello che oggi si chiama  mockumentary, un incontro tra finzione e realtà che apre uno squarcio su una realtà non da cartolina,  su vite contrassegnate dalla precarietà e risucchiate nel baratro di un amaro e tragico destino.

Piccon (la cui opera filmografia sarebbe ora di rivalutarla, in particolare i lavori che realizzò per conto della San Paolo Film), segue il registro della sfida intellettuale di Ernesto De Martino, ritrae riti della tradizione pugliese, momenti collettivi, condizioni sociali di arretratezza, ma in primis tiene a raccontare le storie di  due pescatori del posto, Nicandro e Zaruccio, i quali sfideranno con coraggio le difficoltà di un’esistenza precaria, ma entrambi verranno sconfitti dalla sorte. Con le sue insistenti riprese a campo lunghissimo, il parlato rigorosamente dialettale, la colonna sonora di  Carlo Rustichelli che Gillo Pontecorvo utilizzò in Kapò, la curatissima fotografia dello stesso Piccon,  L’antimiracolo è un “saggio-antiboom”, uno spaccato  di un’ Italia non pittoresca ma ferità dalla povertà, di un passato che non si lascia archiviare in quanto rimane importante pagina della nostra storia.

L’ANTIMIRACOLO

di Elio Piccon.

Italia 1965. Dur: 87 min.

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