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san rocco cura gli appestati tintoretto

Inoltre la disamina svolta da Giovanni Urbani durante il restauro del 1950 portò alla luce la natura apocrifa della firma, essendo stata alterata già in età antica. Proprio in questa chiesa si trova quella che viene ritenuta una delle prime rappresentazioni della peste nella pittura veneta: la grande tela di Tintoretto San Rocco risana gli appestati. Il motivo di queste righe sul mio piccolo blog è fondamentalmente un altro: in occasione della presentazione del restauro del San Rocco e gli appestati del Tintoretto, è stata allestita presso la Pinacoteca Provinciale un’esposizione delle sostanze naturali impiegate dall’artista, identificate grazie a sofisticate indagini diagnostiche. Jacopo Tintoretto (Jacopo Robusti, Venezia 1519-1594) - San Rocco risana gli appestati (1549) , su venetocultura.org . URL consultato il 15 giugno 2019 . La peste dipinta. La tela, a noi oggi visibile, è l’unica opera di Tintoretto che è possibile ammirare in Puglia, ma, da un’attenta analisi, pare che non sia stata l’unica opera che la città di Bari abbia commissionato a Tintoretto. Tra i capolavori conservati nella Pinacoteca metropolitana di Bari “Corrado Giaquinto” emerge la solenne pala d’altare “San Rocco e gli appestati”, eseguita da Jacopo Robusti detto il Tintoretto. Alla luce di tali ipotesi, Clara Gelao conclude sostenendo che l’esecuzione dell’opera sia collocabile intorno al 1577, in base sia ai rimandi precedentemente citati sia al contesto al quale potrebbe appartenere, ovvero l’epidemia di peste che si abbatté a Venezia. L’opera di Tintoretto fu rinvenuta nel 1822 nell’archivio della cattedrale di Bari insieme al dipinto di Paolo Veronese “Madonna con Bambino tra Santa Caterina d’Alessandria e sant’Orsola con committente”, anch’esso oggi situato nella Pinacoteca metropolitana di Bari, dal generale Giuseppe Clary, fratello dell’allora arcivescovo di Bari Basilio Michele Clary, che ne riconobbe la firma. Il soggetto raffigurato è il noto santo pellegrino e taumaturgo francese del XIV secolo, San Rocco, venerato in Occidente come protettore dalle epidemie di peste, avendo toccato con mano il terribile flagello. «Le sue opere erano state scompaginate, onorare il Tintoretto significa essere consapevoli dell’importanza e della forza della sua pittura», così Franco Posocco, “Guardian Grando” della Scuola Grande di San Rocco ha presentato, ieri sera alla chiesa di San Rocco, la fine dei lavori di restauro finanziati da Save Venice (organizzazione no profit, con base a New York, che si dedica alla conservazione del patrimonio artistico di Venezia dal 1971). il restauroDopo nove mesi di lavoro e più di sessant’anni di confusione, i quattro teleri del ciclo di San Rocco ritornano all’antico splendore. La pala d’altare di San Rocco e gli appestati misura 315×915 cm ed è composta da tre teli di lino. La prestigiosa Scuola che custodisce i capolavori del Tintoretto. La composizione dinamica, quasi teatrale, è scandita in due registri costruiti su tre direttrici oblique e parallele tra loro che corrispondono idealmente al corpo sospeso di Cristo, al braccio destro di San Rocco e alla rupe posta sullo sfondo che segna la divisione tra i due registri. ... La sua avventura a San Rocco era iniziata infatti già nel 1549, con la realizzazione dello straordinario «San Rocco che cura gli appestati». L’ultimo, su cui è più incerta la data di realizzazione, è la Cattura di San Rocco durante la battaglia di Montpellier. Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato sulle novità di tutto il mondo Storiarte: Dichiaro di aver letto e accettato che i miei dati siano raccolti e trattati da Progetto Storia dell'Arte per i fini dichiarati, secondo l’informativa dell'articolo 13 del Regolamento UE 679/2016 (“GDPR”) - Privacy policy - Cookie policy, © 2020 Progetto – Storia dell’ Arte – Tutti i diritti riservati –, LA PALA D'ALTARE DI SAN ROCCO E GLI APPESTATI. Nel 1485, dopo alterne vicende, la maggior parte dei suoi resti furono portati nella chiesa di San Rocco a Venezia, dove si trovano tutt’oggi. Il Salvatore irrompe nella scena come un deus ex machina pronto ad intervenire, tipico dell’iconografia tintorettesca, come si può vedere nelle “Tentazioni di Sant’Antonio”, custodita nella chiesa di San Trovaso a Venezia Nel registro inferiore, in uno stuolo di donne e di uomini, che ricorda la folla riunita al corpo nudo dello schiavo ne “San Marco che libera lo schiavo”, si distingue in primo piano a destra la figura di San Rocco, il quale indica con il braccio destro i tre giovani appestati , alle cui spalle è disposta la moltitudine di gente incuriosita, che vengono aiutati da alcuni di questi: dal margine sinistro si affaccia una donna, il cui profilo rimanda a quello della Vergine nella “Natività” della Scuola di San Rocco, che sorregge il capo di un appestato posto trasversalmente, il secondo giovane viene soccorso da un altro ragazzo con un abito blu, mentre il terzo appestato seminudo che viene retto sotto le ascelle.

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