“Wong Kar-Wai: un regista seduttivo” di Gianni Quilici

WOWong Kar-Wai è un regista seduttivo. E’ questa l’impressione dominante che ho avuto vedendone la trilogia (In the Mood for Love, 2046, La mano), film pure diversi, ma con una profonda unitarietà stilistica e tematica.

La seduzione di Wong Kar-Wai filtra attraverso il cinema, naturalmente. Ed è esercitata, più o meno, consapevolmente. Wong Kar-Wai non vuole sedurre soltanto il suo pubblico, desidera anche sedursi, sedurre se stesso.

In che modo si esprime questa seduzione? Prendiamo 2046 come oggetto di riferimento di analisi. Nel protagonista innanzitutto. Nel personaggio e nel suo interprete (Tony Leung, anche In the Mood for Love). Come personaggio è già un seduttore, sia quando è lui innamorato che quando invece è amato da altre.

La sua seduzione nasce dall’elegante non chalance e dal mistero, di cui si circonda: un alone di solitudine o di dissipazione che lo accompagna, con l’immancabile sigaretta, lo sguardo ironico e comunque distante. Altrove.

Come interprete verrebbe da chiedersi, e questo potrebbe essere un altro articolo di “ipotesi folli”, su quanto ci sia di Wong Kar-Wai e quanto invece di Tony Leung nel protagonista.

Nella voce fuori campo che illustra talvolta immagini di repertorio (il tempo della storia), ma che più spesso diventa dolente o sentenziosa, si mescola con immagini eccessive e fuggitive, diventa proiezione di visioni, sogno essa stessa.

WONNelle immagini, in particolare del romanzo, 2046, che raccontato si fa cinema trasforma i piccoli corridoi, le stanzucole di Hong Kong in un tecno-treno futurista che corre nel futuro, nel tempo più che nello spazio, tra interni freddi e eccessivi, geometrici e indefiniti, con movimenti vertiginosi e sinuosi ed ancora una volta una passione incontenibile a suggerire un altro mondo mentale e sentimentale possibile irraggiungibile.

Nei volti delle attrici, tutte magnifiche. Dove desiderio, dolore e rimpianto rappresentano una sorta di fenomenologia dei sentimenti, che la durata ed intensità dei primi piani e dei campi/controcampi, la cura dei dettagli, la perfezione delle inquadrature sottolineano magistralmente. [ Sarebbe da analizzare, a questo proposito, il personaggio, forse più riuscito, la vicina di stanza, interpretato da Zhang Zi-yi]

Nella musica poliedrica e caleidoscopica, che sottolinea epoca ed ambienti e percorre le atmosfere dell’universo melò e visionario dell’autore, esaltandolo con le colonne sonore di altri film (Querelle, Finalmente domenica, Non uccidere), canzoni (Nat King Cole, Dean Martin, Xavier Cugat), per accentrarsi come motivo dominante su un’aria d’opera la “Casta diva” di Bellini coinvolgente e ammaliante.

Ma la ragione più profonda della seduzione è la filosofia che sottende tutti questi film: il desiderio che nasce come promessa di felicità infinita e l’impossibilità di realizzarlo.

Un tema che ricorda la teoria del piacere di Leopardi, ma a cui, in 2046, si aggiunge un altro elemento di tipo romantico: la disillusione, perché il grande amore (quello rappresentato in In the Mood for Love) è ormai perduto e non ce ne potranno essere altri.

E’ forse qui il limite di 2046: fare della memoria (l’amore perduto) la chiave intorno a cui ruota la filosofia del film, come se questo amore fosse sempre e comunque immodificabile o non potesse essere un possibile abbaglio dell’immaginazione da verificare, contro ciò che il personaggio stesso può pensare.

Spia di questo ragionamento è la sequenza della “vedova nera”, che mi è sembrata, oltre che fastidiosamente letteraria, anche molto compiaciuta. Non un incontro di caratteri, ma un’ideologia che si vuole affermare.

WOIn the mood for love di Wong Kar-wai. Con Tony Leung, Maggie Cheung, Rebecca Pan, Lai Chen, Li Gong  durata 90 min. – Cina 2000.

2046 di Wong Kar-wai. Con Chen Chang, Maggie Cheung, Kimura Takuya, Carina Lau, Tony Leung, Faye Wong. durata 118 min. – Cina 2004.

La Mano di Wong Kar Wai con Gong Li, Chang Chen. Francia, Hong Kong, Italia, Lussemburgo, USA 2004. Dur: 31’



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