50 Anni de “Il vangelo secondo Matteo” di Mimmo Mastrangelo

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MATERA – Sicuramente uno dei film più alti della cinematografia italiana e mondiale, certamente la rappresentazione cristologica su grande schermo più convincente, con un Gesù dalle sembianze più umane che divine, rivolto a “contraddire radicalmente la vita di come si configura all’uomo moderno”. E’ “Il Vangelo secondo Matteo” che Pier Paolo Pasolini girò esattamente cinquant’anni fa nella Matera dei Sassi ed in altri posti della Basilicata (ma i set furono anche in Puglia, Calabria e Lazio).

Per la ricorrenza del cinquantenario a Matera hanno stanziato cinquecentomila euro, una sproporzione, un’assurdità che non si giustifica nemmeno se l’obiettivo delle istituzioni locali è dare più accredito alla candidatura di Matera “Capitale Europea della Cultura 2019”.

Ciononostante i cinquant’anni del “Vangelo” sono una propizia occasione per riproporre il film, farlo vedere a chi non l’ha mai visto (specie ai giovani), ridiscutere le motivazioni per cui il non credente Pasolini decise di realizzare un film su Cristo, di mantenersi fedele alla scrittura dell’apostolo Matteo, di presentare una figura del Messia terrena, sorretta da un forte senso di giustizia sociale, dai tratti dolci e miti ma che, comunque, pronto a reagire con durezza alle ipocrisie e alle falsità.

Un’ opera che illumina il carattere “rivoluzionario” del messaggio cristiano, con un’ impronta poetica ed umanitaria che esalta i passi salienti della vita del Nazareno bandendo gli schematismi.

Dirà Pasolini “Credo che Cristo sia divino: credo cioè che in lui l’umanità sia così rigorosa, ideale da andare al di là dei comuni termini dell’umanità. Per questo dico poesia: strumento irrazionale per esprimere questo mio sentimento irrazionale per Cristo”.

Presentata alla Mostra di Venezia del 1964 e dedicata alla “cara memoria di Papa Giovanni XIII”, la pellicola fu accolta in Italia da critiche (specie tra la stampa di sinistra), ma anche da un grandissimo entusiasmo. Quando a Roma si organizzò la proiezione per i Padri Conciliari al Cinema Cavour , gli alti prelati presenti in sala applaudirono convinti per oltre quattro minuti e a Parigi, dentro la cattedrale di Notre Dame, ancora più lungo fu il plauso.

Per il suo Cristo Pasolini scelse Enrique Irazoqui (doppiato dalla voce di Enrico Maria Salerno), uno studente spagnolo venuto a Roma per contattare i rappresentati della sinistra politica e intellettuale italiana e trovare sostegno contro i fascismi. Inizialmente Irazoqui oppose resistenza alla proposta del regista, ma alla fine fu convinto a partecipare alla produzione dalla scrittrice Elsa Morante che lavorò da aiuto-regista.

Ma il “Vangelo” – che ha un bianco nero straordinario firmato da Tonino Delli Colli, una ricchezza di primi piani impeccabili e una colonna sonora (Bach, Mozart, musiche originali di Bacalov) che si fa parlato delle immagini – si avvale dell’interpretazione di altri attori non professionisti come il poeta salernitano Alfonso Gatto ( Andrea), lo scrittore Enzo Siciliano (Simone), il filosofo Giorgio Agamben (Filippo), la scrittrice Natalia Ginsburg (Maria di Betania), la madre di Pasolini, Susanna, nei panni della Madonna. Ritornando alle celebrazioni materane del cinquantenario, sostenute pure dalla Lucana Film Commission e dalla Conferenza Episcopale Lucana, il 17 aprile saranno presentati al cinema-teatro Duni il film e la mostra di fotografie scattate sul set lucano dal giornalista Domenico Notarangelo (nel film recita la parte di un centurione).

Mentre il 29 giugno sempre a Matera, al Museo di Arte Medioevale e Moderna, verrà inaugurata la mostra “Roma-Matera 1964 Ilvangelo…” che ricostruisce i set dell’opera e proporrà una sezione dedicata alla scultura dei primi anni sessanta. Tutto bene, tranne quei cinquecentomila euro di stanziamento. Troppi. Pasolini e Cristo si possono onorare (e pure dignitosamente) spendono molto meno.

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