“Qui finisce l’Italia” di Gilles Coton

di Gianni Quilici

Qui-finisce-lItaliaQuesto film ha una sua storia, che qui sinteticamente riporto. Incomincia nel giugno 1959, quando Pasolini, su commissione del rotocalco Successo, inizia un viaggio lungo l’intera costa italiana, che, dal confine della Francia, lo porterà nell’agosto dello stesso anno a Trieste, mentre il fotografo Paolo Di Paolo, che viaggerà per conto suo, avrà il compito di illustrare fotograficamente i luoghi. Soltanto nel 1998, il testo viene pubblicato da Mondadori, ne “i Meridiani” in “Romanzi e racconti 1946-1961”

Nell’estate 2001 il fotografo Philippe Séclier, accompagnato da due documentaristi cileni, ripercorre lo stesso viaggio di Pasolini, trovando nel percorso, egli scrive, diverse coincidenze inquietanti: a Ischia, nell’albergo Savoia, dove il poeta aveva soggiornato, ed ora in stato di abbandono, trova una valigia e un mucchiodi manoscritti sparsi sul pavimento; una foto di un Pasolini radioso, in un vecchio salone di un barbiere di Cutro, in Calabria, proprio il paese in cui era nata una forte polemica, perchè da lui definito “il paese dei banditi”; in Puglia, a Selva di Fasano, viene impressionato da una Fiat 1100, lo stesso modello con cui Pasolini aveva viaggiato allora, sbucata da un incrocio, che gli si mette davanti; all’arrivo a Trieste scoppia un temporale simile a quello descritto allora da Pasolini. Nel 2005 il fotografo conosce Gabriella Chiarcossi, cugina ed erede di Pasolini, che gli affida il dattiloscritto originale e lì Philippe Séclier scopre che in quei foglietti ingialliti molti brani sono inediti, probabilmente tagliati dalla redazione di Successo.

Nasce così un bellissimo libro, “Pier Paolo Pasolini. La lunga strada di sabbia” , dove, ai testi integrali di Pasolini, si aggiungono alcuni dattiloscritti e in più il manoscritto dell’albergo Savoia.

Le foto di Séclier colgono efficacemente il testo pasoliniano tutto occhi, sensi e impressioni immediate, con immagini tra il realistico e il metafisico, che lasciano trapelare, alludendo, accennando, simboleggiando.

Nell’estate 2009 anche un regista belga, Gilles Coton, ripercorre quel viaggio, accompagnato dalla lettura del testo originale. Il risultato non è, ovviamente, un documentario su Pasolini, ma un film on the road. C’è la strada con l’asfalto che corre, ci sono trasmissioni radiofoniche tra la chiacchiera e l’evasione musicale, c’è la lettura delle parole pasoliniane di 50 anni prima, ci sono immagini dell’Italia di oggi con le testimonianze di intellettuali come Claudio Magris, Massimo Cacciari, Mario Monicelli e quelle più direttamente politiche di Giuliano e Heidi Giuliani, di Mimmo Nasone, dell’associazione antimafia “Libera”, ci sono le parole di persone comuni incontrate, tra cui alcuni immigrati.

Un progetto ambizioso, che funziona solo a tratti.

Il regista aveva davanti due possibili propositi: fare un’inchiesta sui mutamenti dell’Italia rispetto ad allora o realizzare un documentario di poesia “alla Pasolini”, soggettivizzando sguardo e parola, in una sorta di corpo a corpo con il testo del poeta-regista friulano.

Ha scelto la prima strada. Una scelta non facile in uno spazio così grande rispetto ad un tempo cinematografico limitato. Le interviste sono troppe e a volte (vedi quella su Sbarbaro) collegate meccanicamente; le immagini nella loro volatilità finiscono per essere, spesso, descrittive, raramente riescono ad emozionare. Un documentario tuttavia onesto con qualche sequenza da ricordare (il maestro calabro, l’immagine di una Cutro deserta e anonima).

Qui finisce l’Italia è disponibile per proiezioni pubbliche in copie video in versione italiana, per tutto il 2011. Maggiori dettagli sul film, il trailer e link ad altri contenuti, oltre al modulo per prenotare una proiezione, alla pagina web: www.cineagenzia.it/quifiniscelitalia. (fonte: Cineagenzia)

QUI FINISCE L’ITALIA

Regia: Gilles Coton (opera prima)
Anno di produzione: 2010
Durata: 85′
Tipologia: documentario
Paese: Belgio
Produzione: Playtime Films
Formato di ripresa: XD Cam
Formato di proiezione: Video, colore
Ufficio Stampa: Gaia D’Angelo

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